Ilva, il decreto alla Camera. Il Governo vuole accelerare

Al via oggi alla Camera l’esame del Decreto legge sull’Ilva. Il sottosegretario Vicari: Il Governo punta ad accelerare la procedura di trasferimento.

Ilva, il decreto va in Aula

Un operaio dell'Ilva di Taranto in divisa da lavoro. REUTERS/Alessandro GarofaloHa preso il via oggi alla Camera dei Deputati l’esame del decreto legge del Governo sull’Ilva, che dovrebbe essere definitivamente votato domani in giornata per poi passare al Senato. Un decreto che, stando a quanto ha sottolineato in Aula il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari, dimostra quanto il Governo abbia di mira presente l’intreccio di profili industriali, sanitari, ambientali e occupazionali che rendono il quadro normativo e fattuale particolarmente complesso e delicato.

“Il Governo – ha detto la Vicari – nel corso della gestione della vicenda, ha sempre avuto di mira l’equilibrato contemperamento degli interessi per garantire la continuità occupazionale, la salubrità e il recupero ambientali e la tutela della salute dei lavoratori e della popolazione. Il decreto legge di cui discutiamo interviene sulla procedura di amministrazione straordinaria del gruppo Ilva al fine di imprimere un’accelerazione alle procedure di trasferimento dei complessi aziendali dell’Ilva”.

Al fine di rendere effettiva e concreta tale accelerazione, ha spiegato il sottosegretario, la norma contiene due specifiche previsioni:

  • la prima è quella di fissare una data per il trasferimento, che deve essere espletato entro il 30 giugno 2016;
  • la seconda è quella di procedere all’erogazione della somma di 300 milioni di euro in favore dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva, somma che verrà rimborsata dal futuro aggiudicatario, maggiorata degli interessi computati ad un tasso di mercato.

Il testo all’esame dei deputati è quello che è stato approvato venerdì scorso dalle commissioni Ambiente  e Attività produttive, e sul quale l’Aula sta ancora lavorando per introdurre ulteriori miglioramenti.

Uno dei temi “caldi” riguarda gli aspetti occupazionali il Governo ha puntato soprattutto sulla continuità di tutti i lavoratori anche tramite il ricorso all’istituto del lavoro socialmente utile. Per i lavoratori in contratto di solidarietà, invece, i circa 700 dell’Ilva di Cornigliano hanno ottenuto sino a fine settembre prossimo un’integrazione del 10 per cento, con la “solidarietà” che passa quindi, in Liguria, dal 60 al 70 per cento della retribuzione. Per quanto riguarda il siderurgico di Taranto,, invece, se ne riparla più in là, dal momento che ai primi di marzo scadono i contratti per un massimo di 4mila lavoratori, anche se gli effettivi in «solidarietà» sono poco più di 3mila. Per evitare che gli ammortizzatori sociali scendano a Taranto al 60 per cento, l’idea di alcuni parlamentari sarebbe quella di presentare un emendamento nel «mille proroghe» stabilendo che per la «solidarietà» valgono per il 2016 gli stessi trattamenti economici del 2015.

Per quanto riguarda le imprese dell’indotto Ilva, il testo approvato venerdì ha già introdotto una novità, perché potranno accedere al Fondo di garanzia e realizzare operazioni di credito le imprese appaltatrici che nel biennio 2011-2012 hanno avuto con l’Ilva una quota del 75 per cento del loro fatturato. Il Fondo di garanzia mette a disposizione 35 milioni di euro. In Aula si sta tuttavia cercando di abbassare la soglia di fatturato dal 75 al 50 per cento per inserire anche altre aziende nel provvedimento.

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