Così Renzi rilancia la lotta alla corruzione

Ecco le ipotesi allo studio del governo: pene più lunghe e confisca del maltolto. Il premier: “I corrotti non possono farla franca”:

Corruzione Renzi Orlando

Renzi Rilancia la lotta alla corruzione

Inasprimento della reclusione e restituzione del maltolto, da introdurre quanto prima nell’ordinamento. Così il premier Matteo Renzi vuol rispondere all’indignazione dell’opinione pubblica per la svolta nell’indagine Mafia Capitale della Procura della Repubblica di Roma. E probabilmente anche rilanciare la “lotta alla corruzione”, suo cavallo di battaglia alle primarie, poi quasi dimenticato finché gli scandali Mose e Expo 2015 hanno determinato la nomina di Raffaele Cantone ad alto Commissario contro la corruzione e la successiva attribuzione di mezzi e risorse per tale mandato.

Si tratta, a quanto ha dichiarato lo stesso presidente del Consiglio qualche giorno fa in televisione, di adottare quelle misure che impediscano a corrotti e corruttori di “farla franca”. Per esempio, elevando subito i minimi di pena da quattro a sei anni di reclusione. E soprattutto introducendo norme per la restituzione del denaro o dei beni ottenuti con la corruzione. Il tutto, da farsi al più presto.

Per questo, in questi giorni, i tecnici del ministero della Giustizia hanno già elaborato le prime ipotesi di lavoro.

Innanzitutto, stando alle indiscrezioni circolate, l’innalzamento della pena minima lanciato dal premier, appunto da 4 a 6 anni, ma anche della pena massima, che potrebbe passare da 6 a 8 anni. Ciò per allargare la forbice tra minimo e massimo, per esempio, perché due anni sono considerati un ventaglio troppo stretto. Poi, è possibile che sulle proposte dei tecnici agisca anche l’esigenza di mantenere coerenza e proporzionalità di questa pena e di quelle previste per altri reati, alcune modificate ed innalzate proprio di recente. Infine, e non è valutazione secondaria, per influire anche sui termini di prescrizione, che, come ha promesso il premier all’indomani della sentenza per il processo Eternit, devono essere assolutamente allungati e che dipendono anche dal numero di anni previsti dalla pena massima o dall’inserimento del reato tra quelli con prescrizione più lunga.

Indspensabile, inoltre, agire anche sulla “confisca” integrale del maltolto, perché solo il recupero delle ricchezze eventualmente percepite, e sono le parole di Renzi, impedirebbe ai corruttori, ed anche ai corrotti, di “credere di averla fatta franca”.

Due le ipotesi sul veicolo per introdurre la riforma. Sembra che il premier non gradisca il decreto legge, più immediato, ma da sottoporre al passaggio, di questi tempi inevitabilmente incerto, dell’approvazione parlamentare. Per questo si potrebbe preferire il più lento ma sicuro strumento della norma da inserire nella legge di stabilità, spostando al 2015 l’effettiva introduzione della riforma.

Pietro Nigro

Pietro Nigro

Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell’impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l’Ordine degli Ingegneri di Napoli, l’Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l’emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell’autunno 2015, raccoglie e rilancia l’ennesima sfida professionale: avviare www.italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal “basso”, nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d’Italia che decidono di “mettersi in proprio” per far nascere il “loro” giornale.

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