Formazione obbligatoria per giornalisti, e i soldi della Regione?

Formazione obbligatoria per giornalisti, uno scandalo, secondo un articolo del Fatto di qualche giorno fa che riferisce di corsi di aggiornamento, che rilasciano crediti formativi a caro prezzo e che spesso risultano buoni solo per .. i docenti.media_giornalismo

Per la verità, sulla piattaforma creata dall’Ordine nazionale per la formazione continua, è disponibile un corso sulla deontologia professionale, che non solo è gratuito ma è anche on line.

Eppure, proprio qualche giorno fa leggevo il nuovo bando della Regione Lazio per la formazione aziendale continua, a cui intendo accedere con un corso che sto organizzando per la formazione di piccole aziende e professionisti sulla comunicazione e sul marketing on line.

Ma il bando guarda con occhi di riguardo alle iniziative di formazione promosse da associazioni di categoria, e che coinvolgono settori o distretti in crisi e lavoratori a rischio, con carenze formative etc. E nel Lazio, come nel resto d’Italia, l’intera editoria è in crisi.

E se Sindacato stampa e Ordine promuovono un progetto?

Per questo mi chiedo, e chiedo al locale Sindacato giornalisti e all’Ordine, perché non si fanno promotori di un serio progetto di formazione?

Si fanno aderire le aziende editoriali in crisi (e sono tante, praticamente tutte…). Si selezionano accuratamente i docenti, ovviamente. Al più si deve trovare un ente accreditato per la formazione. E si risponde al bando, che ha diverse scadenze nei prossimi mesi.

Volendo, si possono organizzare corsi differenziati per giornalisti della carta stampata e per quelli di radio e tv, e magari anche un corso specifico per i giornalisti autonomi, i free lance con partita Iva, per capirci, che pure hanno l’obbligo della formazione. E infatti il bando ha una misura specifica.

Gli argomenti certo non mancherebbero. Penso alle tecnologie. Nei giornali, nelle radio, nelle tv, nelle agenzie, i software non mancano, per esempio di editing, di impaginazione, di montaggio. E internet impone software, tecnologie e metodi di lavoro che cambiano a ritmi praticamente mensili. Imparare ad usare le nuove tecnologie, o aggiornarsi, non fa certo male, anzi. E poi, le stesse aziende di software e di tecnologia, che spesso organizzano corsi e seminari tematici, possono mettere a disposizione docenti qualificati e strumentazione.

Il costo del corso? A carico della Regione, che ha fondi europei per questo scopo. Va da sé che, una volta composta l’aula, non ci sarebbe alcun problema ad aprire la frequenza ai giornalisti disoccupati. E così, almeno per quest’anno, nel Lazio, la formazione obbligatoria non costerebbe nulla ai giornalisti. Ma in effetti, non costerebbe nulla in nessuna regione in cui Assostampa e Ordine tengano d’occhio i fondi disponibili… o no?

Pietro Nigro

Pietro Nigro

Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell’impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l’Ordine degli Ingegneri di Napoli, l’Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l’emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell’autunno 2015, raccoglie e rilancia l’ennesima sfida professionale: avviare www.italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal “basso”, nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d’Italia che decidono di “mettersi in proprio” per far nascere il “loro” giornale.

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